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[Backstage] Teste da cozzo! Duello e mentalità europea

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[Backstage] Teste da cozzo! Duello e mentalità europea

Messaggioda Luskark » lun mar 11, 2013 6:49 pm

Autore: Luskark

Assai utile ad ogni DM è studiare l'arte della guerra, per poter proporre tattiche credibili ai suoi PG quando gli eserciti si scontrano sui campi di battaglia. E quale oggetto migliore per un autore fantasy di quello antico e medievale europeo?

Peccato che, almeno in partenza, gli europei di strategia non capiscan nulla. Per un europeo esiste solo una cosa: il cozzo! Scontro diretto in cui, senza trucchi e sotterfugi, ci si picchia. Stesso dicasi per la guerra, massa di duelli singolari corpo a corpo senza che nessuno interferisca nei combattimenti altrui. Con un autentico ribrezzo per le armi a distanza.

Testo cardine per tutto ciò è l'Iliade: l'autore omerico nulla sa di come i micenei usavano i carri da guerra, sa che li avevano e li inserisce nell'opera, ma il modo in cui ci si combatta sopra resta per lui un mistero. E così gli eroi usano i carri solo per spostarsi da un duello all'altro, scendendo e risalendo di volta in volta quando trovano i nemici che vogliono affrontare... a piedi!

Ma come si struttura e come si propone nelle sue varie forme questa mentalità del cozzo e come si riesce a far passare attraverso il lungo contesto che passa dalle guerre greche ai cavalieri medievali?


L'articolo prosegue: http://www.5clone.com/ispirazioni/backs ... ta-europea
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Re: [Backstage] Teste da cozzo! Duello e mentalità europea

Messaggioda khaleb » lun mar 11, 2013 7:50 pm

Come al solito articolo interessante e molto leggibile, bravo Lusk.
Quanto hai scritto sviluppa tutta una serie di quesiti accessori, alcuni più alcuni meno interessanti, a partire dal fatto che fino al rinascimento rispetto ai cugini asiatici, mediorientali e nordafricani siamo sempre stati fortemente arretrati, per concludere con l'argomentazione (forse più interessante) della competitività che sviluppa la corsa agli armamenti (giacché anche la banale staffa, è tecnologia bellica non meno dell'atomica sviluppata in Corea del Nord per contrastare gli aiuti militari statunitensi alla Corea del Sud).

Un unico appunto, prettamente di gergo tecnico: Pirro era superiore tatticamente rispetto ai Romani, ma gli era inferiore strategicamente. Perché la tattica è quella che si impiega nel singolo scontro, la strategia quella che si sviluppa durante l'intero conflitto (i confuciani hanno sviluppato questo concetto in maniera eccellente, e Mao ne è stato maestro); in quel caso, il bacino inesauribile di soldati era nè più nè meno che una risorsa bellica per Roma, che l'ha sfruttata adeguatamente.
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Re: [Backstage] Teste da cozzo! Duello e mentalità europea

Messaggioda Luskark » mar mar 12, 2013 12:22 am

khaleb ha scritto:Come al solito articolo interessante e molto leggibile, bravo Lusk.

Grazie :D

Si badi bene: l'articolo serve principalmente ad entrare nella mentalità descritta, senza analizzare tutte le battaglie e le particolarità del caso, a cui forse in futuro dedicherò ulteriori articoli :)

Quanto hai scritto sviluppa tutta una serie di quesiti accessori, alcuni più alcuni meno interessanti, a partire dal fatto che fino al rinascimento rispetto ai cugini asiatici, mediorientali e nordafricani siamo sempre stati fortemente arretrati, per concludere con l'argomentazione (forse più interessante) della competitività che sviluppa la corsa agli armamenti (giacché anche la banale staffa, è tecnologia bellica non meno dell'atomica sviluppata in Corea del Nord per contrastare gli aiuti militari statunitensi alla Corea del Sud).

Una precisazione necessaria. Dal mero punto della tecnologia delle armature nel medioevo ce la caviam meglio dei nostri vicini e anche dei nostri lontani. A passare dai piedi al cavallo i medievali ci metton relativamente pochissimo (anche se non so quanto gli piaccia, visto che i loro eroi a cavallo si muovono e basta) e acquisiscono armature, staffe fino a che un esercito di cavalleria pesante loro è quasi completamente invincibile in scontro diretto, non serve aspettare il rinascimento.
Però una sola crociata funziona... e contro gli arabi perdono lo stesso comunque... perchè? Ciò che sarà molto più lungo sarà uscire dalla mentalità del cozzo, visto che inventando la staffa e capendo come usare il cavallo non son riusciti a capire come contrastare la guerriglia.
Quando arriveranno le armi da fuoco saranno usciti così bene da tutte le esperienze medievali da accettar cannoni e archibugi senza troppe difficoltà :mrgreen:

Questo solo dal punto di vista delle armature complete. Sotto quasi ogni altro punto di vista (soprattutto quelli più utili) l'oriente (sia medio che estremo) è immensamente più tecnologicamente e scientificamente avanzato di noi, e questo sarà argomento di alcuni articoli futuri

Un unico appunto, prettamente di gergo tecnico: Pirro era superiore tatticamente rispetto ai Romani, ma gli era inferiore strategicamente. Perché la tattica è quella che si impiega nel singolo scontro, la strategia quella che si sviluppa durante l'intero conflitto (i confuciani hanno sviluppato questo concetto in maniera eccellente, e Mao ne è stato maestro);

Azz, qua si mostra il fatto che ho trattato questi argomenti troppo poco per acquisire una competenza lessicale :oops:
Diman correggo ;)

in quel caso, il bacino inesauribile di soldati era nè più nè meno che una risorsa bellica per Roma, che l'ha sfruttata adeguatamente.

In questo caso non conta tanto di come li usi, ma di quanti ne hai.

Per spiegarmi meglio con un esempio basta entrar nel fantasy tolkieniano (per chiarire anche meglio la fantasycità della scena)
Pirro è come gli uomini e i romani sono come gli orchi. Sauron può scagliar orde di diecimila orchi.
Gli umani possono distruggere gli uruk al fosso di Helm e ai campi del Pelennor, con vittorie eccezionali in totale inferiorità numerica. Ma Sauron ha altri diecimila orchi a Mordor che può sguinzagliare contro i pochi superstiti vincitori rimasti in vita... Così al Nero Cancello o Frodo getta presto l'anello nel Monte Fato o saran tutti massacrati nonostante tutte le vittorie precedenti.
La battaglia di Canne (Annibale) è come se al nero Cancello Aragorn, Gandalf, Legolas e Gimli riuscissero a circondare l'armata di Mordor... senza neanche che arrivino le aquile!!
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Re: [Backstage] Teste da cozzo! Duello e mentalità europea

Messaggioda Luskark » ven ago 09, 2013 10:05 pm

Ovino“]
dom giu 23, 2013 5:09 pm
Volevi fare il figo e invece sei stato preso a cinquine, coppine e sputi al Forum di Palazzo. :lol: [/quote]
[quote="Luskark ha scritto:
mar giu 25, 2013 3:53 am
Ovino ha scritto:Volevi fare il figo e invece sei stato preso a cinquine, coppine e sputi al Forum di Palazzo. :lol:

Meglio non andar troppo OT, soprattutto nel topic sbagliato, visto che qui segnalo solo l'articolo e non se ne commenta, se vuoi discuterne approfonditamente c'è il topic apposito, altrimenti via mp ;)

Diciam che in breve partiamo da due scuole di pensiero diametralmente opposte (sia sullo scrivere articoli sia sull'argomento in questione) :)

Ovino ha scritto:mer giu 26, 2013 9:02 pm
Onestamente
L'articolo che hai scritto mi ha lasciato un grande senso di "mhe"
Poi mesi dopo
Mi sono un'attimo appassionato alla polemica perché Simonetta o quel che è a menarla e a rimenarla battendo sempre sui soliti due tasti mi faceva ridere un casino.
Secondo me voi due (tu e Simonetta) dovreste seriamente considerare di mettere su una coppia comica di un qualche tipo.
Per il resto quelle che hai scritto sono sempre le solite fregnacce di storia letteraria con un po' di frescacce militari sotto, l'utilità per l'immarcescibile giocatore medio direi che viaggia sullo zero.

Luskark ha scritto:mer giu 26, 2013 9:59 pm
Ho spostato i messaggi nel topic apposito

Rispondo solo alla parte che riguarda me personalmente (suggerendo d'abbassar i toni sul resto perchè io son pacioso e ti conosco ma non vorrei che codesti post scatenasser flame altrove)
Ovino ha scritto:Onestamente
L'articolo che hai scritto mi ha lasciato un grande senso di "mhe"

[...]

Per il resto quelle che hai scritto sono sempre le solite fregnacce di storia letteraria con un po' di frescacce militari sotto, l'utilità per l'immarcescibile giocatore medio direi che viaggia sullo zero.

Son cose abbastanza basilari per un esperto, ma meno di dominio pubblico di quanto normalmente si creda/tema/speri (a seconda delle posizioni :mrgreen: )
In più inficia il fatto che tu ben conosca l'argomento (magari anche molto meglio di me, è un campo che ho toccato solo di striscio rispetto a quelli di cui normalmente scrivo): per uno studioso di legge coranica quelle che scrissi son nozioni basilari assai note (o almeno spero) ma generalmente chi non se ne occupa ne sa assai poco e quindi per la maggior parte dei non addetti ai lavori può esser utile per farsi un'idea
So che inoltrarsi su storia militare è molto più un percorso a ostacoli assai più impervio perchè più o meno chiunque magari fece qualcosa per informarsi e quindi si forman le idee più strane e diverse (me compreso :mrgreen: )

Se avrò letture in proposito più illuminanti scriverò un altro articolo (in caso anche contestando quanto scritto)

Sull'utilità magari a te sarà nulla ma ad altri potrà servire ;)

Se pensi di poterne scriver uno in proposito, come sai, ti attendiamo a braccia aperte :)

Appena passo questa sessione esami alquanto colma mi dedicherò ad una braudelata economica e all'invenzione di un miracolo. Mi saprai dir che ne pensi :)

Ovino ha scritto:gio giu 27, 2013 12:14 am
Allora
Va detta una cosa che la guerriglia: imboscate, accerchiamenti e altre cose la facevano anche i romani dopo le riforme mariane.
Nel medioevo sono sicuro che i Vichinghi usassero attacchi a sorpresa, diversivi e raid.
I Franchi (lo dice Gregorio di Tours) usavano tranquillamente degli strategemmi per espugnare le città.
I Burgundi e i Longobardi usavano trucchetti sleali in continuazione.
Per quanto riguarda il cozzo nel medioevo in tutti i resoconti di battaglie che ho letto io gli Europei avevano lance e spade. Secondo me però l'unica cosa sensata che potevano fare contro popolazioni che avevano una balistica più avanzata (gli archi romani facevano schifo, è dimostrato proprio dall'archeologia sperimentale) era entrare il prima possibile in corpo a corpo.

Fino a che gli europei non hanno iniziato ad avere delle armi da tiro un po' sensate per forza di cose dovevano cozzare, perché se il tuo arco fa decine di mettri e quello avversario centinaia, avoja a portare avanti lo scontro!

Forse per motivi tecnologici a un certo punto si è anche formata una mentalità del cozzo, ma bho, non ci credo molto.

Luskark ha scritto:gio giu 27, 2013 2:37 am
Ovino ha scritto:Allora
Va detta una cosa che la guerriglia: imboscate, accerchiamenti e altre cose la facevano anche i romani dopo le riforme mariane.

Difatti il mio articolo dice che i romani cozzano e basta fino a Scipione l'Africano. Da lì cominciano a imparare.
Mario è uno degli "eredi" di Scipione, che non si limitano più a cozzare (stesso dicasi per un Giulio Cesare) ma sanno fare anche tante altre belle cose
Mi sembrava di averlo specificato abbastanza bene
Nel medioevo sono sicuro che i Vichinghi usassero attacchi a sorpresa, diversivi e raid.
I Franchi (lo dice Gregorio di Tours) usavano tranquillamente degli strategemmi per espugnare le città.
I Burgundi e i Longobardi usavano trucchetti sleali in continuazione.
Per quanto riguarda il cozzo nel medioevo in tutti i resoconti di battaglie che ho letto io gli Europei avevano lance e spade. Secondo me però l'unica cosa sensata che potevano fare contro popolazioni che avevano una balistica più avanzata (gli archi romani facevano schifo, è dimostrato proprio dall'archeologia sperimentale) era entrare il prima possibile in corpo a corpo.

Fino a che gli europei non hanno iniziato ad avere delle armi da tiro un po' sensate per forza di cose dovevano cozzare, perché se il tuo arco fa decine di mettri e quello avversario centinaia, avoja a portare avanti lo scontro!

Forse per motivi tecnologici a un certo punto si è anche formata una mentalità del cozzo, ma bho, non ci credo molto.

E qui sorgono i problemi, il Medioevo è un gran caos in cui c'è di tutto e di più

Io ho fatto un articolo per mostrare più una mentalità, difatti nei romani ho citato battaglie specifiche, nei medievali no. I medievali che io sappia lo fanno in buona parte, specie se nobili e, perlomeno, la loro concezione di come dovrebbe essere una guerra giusta e ben fatta è quella, e i loro eroi letterari (infatti) così combattono. Tanto basta a dir che lo faccian sempre e che lo faccian tutti? No. Ma che ci sian ben incastonati dentro, almeno secondo le fonti di questo articolo sì.
È una posizione un po' estrema che non spiega tutto ma, visto che noi nasciam più sull'idea che dovrebbero esser tutti bravi strateghi e poi non capiam perchè nel Medioevo strategheggian male, una letta a quest'idea secondo me mal non fa ;)
Poi si può discutere, se ne può parlare, si può assumer anche la posizione opposta

È una forma interpretativa che ti aiuta a capir alcune cose, ma che ovviamente lascia buchi su altre. Io questo volevo esporre e questo ho esposto. Prossima volta che farò un articolo sulla guerra mi riferirò a qualche storico militare più specifico ;)
La parte sulle guerre puniche avrei già il materiale per descriver tutto battaglia dopo battaglia, ma il sunto IMHO più interessante l'ho già fatto

I Vichinghi non so se fossero inclusi tra gli europei di cui parlo perchè a quel poco che ricordo son abbastanza diversi dal resto d'Europa... :uhm:

Dal punto di vista del pensare a una "guerra ben fatta" con nostalgia è quello a cui (come scrissi) Ariosto e Tasso ancora pensano... quindi l'idea che ne hanno è rimasta.

Poi ci son tutte le determinanti tecnologiche su cui effettivamente si può ben riflettere...

Ovino ha scritto:gio giu 27, 2013 3:19 am
Allora
Va detta una cosa che la guerriglia: imboscate, accerchiamenti e altre cose la facevano anche i romani dopo le riforme mariane.


Difatti il mio articolo dice che i romani cozzano e basta fino a Scipione l'Africano. Da lì cominciano a imparare.


Vero ma era poca roba.
Fino a Mario i Cimbri, i Teutoni e i Galli fanno ancora il bello e il cattivo tempo ma poi basta.
Anche se Arminio metterà nel sacco Varo.
Mi sembrava di averlo specificato abbastanza bene


Sembra che Scipione sia stato una meteora a leggerti.
Nel medioevo sono sicuro che i Vichinghi usassero attacchi a sorpresa, diversivi e raid.
I Franchi (lo dice Gregorio di Tours) usavano tranquillamente degli strategemmi per espugnare le città.
I Burgundi e i Longobardi usavano trucchetti sleali in continuazione.
Per quanto riguarda il cozzo nel medioevo in tutti i resoconti di battaglie che ho letto io gli Europei avevano lance e spade. Secondo me però l'unica cosa sensata che potevano fare contro popolazioni che avevano una balistica più avanzata (gli archi romani facevano schifo, è dimostrato proprio dall'archeologia sperimentale) era entrare il prima possibile in corpo a corpo.

Fino a che gli europei non hanno iniziato ad avere delle armi da tiro un po' sensate per forza di cose dovevano cozzare, perché se il tuo arco fa decine di mettri e quello avversario centinaia, avoja a portare avanti lo scontro!

Forse per motivi tecnologici a un certo punto si è anche formata una mentalità del cozzo, ma bho, non ci credo molto.

E qui sorgono i problemi, il Medioevo è un gran caos in cui c'è di tutto e di più

Okay, va bene, ma nel medioevo cozzavano o non cozzavano?
I medievali che io sappia lo fanno in buona parte, specie se nobili e, perlomeno, la loro concezione di come dovrebbe essere una guerra giusta e ben fatta è quella, e i loro eroi letterari (infatti) così combattono. Tanto basta a dir che lo faccian sempre e che lo faccian tutti? No. Ma che ci sian ben incastonati dentro, almeno secondo le fonti di questo articolo sì.

Bho. Riccardo Cuor di Leone la balestra la usava. Anche se poi tutti la menavano contro il tizio che l'ha ucciso con un'arma da lancio. Molte volte le fonti letterarie e le cronache sono fuffa.

I Vichinghi non so se fossero inclusi tra gli europei di cui parlo perchè a quel poco che ricordo son abbastanza diversi dal resto d'Europa... :uhm:

Dal punto di vista del pensare a una "guerra ben fatta" con nostalgia è quello a cui (come scrissi) Ariosto e Tasso ancora pensano... quindi l'idea che ne hanno è rimasta.

Poi ci son tutte le determinanti tecnologiche su cui effettivamente si può ben riflettere...


I Vichinghi non erano mica marziani: erano germani, usavano lo stesso equipaggiamento degli europei, erano solo pagani.

Gli Europei avevano: spade e lance. Soprrattutto le seconde, perché una spada costava un botto, avevano anche gli archi e li sapevano usare per cacciare. Il problema è che le gittate degli archi di tutte le altre popolazioni tiravano di più, non ho mai capito perché i romani prima di andarsene hanno retroingegnerizzato la staffa ma non gli archi degli altri popoli, ad esempio gli Unni.
I Longobardi combattevano a cavallo con la staffa (probabilmente per un po' sono stati asserviti ai Bulgari o agli Unni, non si capisce bene) ma non erano famosi come arceri, anche se gli archi li usavano sicuramente per la caccia.

Secondo me nell'alto medioevo dovevano cozzare per forza perché se avevano archi che non andavano molto oltre quelli romani contro: Avari, Saraceni e Slavi le prendevano perché avevano una gittata inferiore e l'unica era entrare in corpo a corpo il più rapidamente possibile.


Luskark ha scritto:gio giu 27, 2013 5:38 am
Vero ma era poca roba.
Fino a Mario i Cimbri, i Teutoni e i Galli fanno ancora il bello e il cattivo tempo ma poi basta.
Anche se Arminio metterà nel sacco Varo.


Secondo Brizzi Scipione è un iniziatore, ma il mutamento è abbastanza lento. Mario ha imparato la lezione di Scipione e difatti lui riesce a vincere, gli altri (più tradizionalisti) fatican di più...
Mi sembrava di averlo specificato abbastanza bene

Sembra che Scipione sia stato una meteora a leggerti.

È l'impressione che deriva dal libro citato in bibliografia :mrgreen:
Se vuoi leggitelo, Brizzi secondo vari storici che sentii è bravo assai (di lui ci son anche altre opere interessanti, che devo ancora leggere, e che magari chiariscono altri punti oscuri)
Nel medioevo sono sicuro che i Vichinghi usassero attacchi a sorpresa, diversivi e raid.
I Franchi (lo dice Gregorio di Tours) usavano tranquillamente degli strategemmi per espugnare le città.
I Burgundi e i Longobardi usavano trucchetti sleali in continuazione.
Per quanto riguarda il cozzo nel medioevo in tutti i resoconti di battaglie che ho letto io gli Europei avevano lance e spade. Secondo me però l'unica cosa sensata che potevano fare contro popolazioni che avevano una balistica più avanzata (gli archi romani facevano schifo, è dimostrato proprio dall'archeologia sperimentale) era entrare il prima possibile in corpo a corpo.

Fino a che gli europei non hanno iniziato ad avere delle armi da tiro un po' sensate per forza di cose dovevano cozzare, perché se il tuo arco fa decine di mettri e quello avversario centinaia, avoja a portare avanti lo scontro!

Forse per motivi tecnologici a un certo punto si è anche formata una mentalità del cozzo, ma bho, non ci credo molto.

E qui sorgono i problemi, il Medioevo è un gran caos in cui c'è di tutto e di più

Okay, va bene, ma nel medioevo cozzavano o non cozzavano?

Da quel che lessi per la maggior parte sì ma non solo. La loro idea di guerra è quella, poi fanno anche altro
I medievali che io sappia lo fanno in buona parte, specie se nobili e, perlomeno, la loro concezione di come dovrebbe essere una guerra giusta e ben fatta è quella, e i loro eroi letterari (infatti) così combattono. Tanto basta a dir che lo faccian sempre e che lo faccian tutti? No. Ma che ci sian ben incastonati dentro, almeno secondo le fonti di questo articolo sì.

Bho. Riccardo Cuor di Leone la balestra la usava. Anche se poi tutti la menavano contro il tizio che l'ha ucciso con un'arma da lancio. Molte volte le fonti letterarie e le cronache sono fuffa.

Certo che la usano ma non gli piace che qualcun lo faccia
Solo che man mano o la usi o perdi...
Sulle fonti letterarie e cronache fuffa è vero ma è un'arma a doppio taglio in ogni discussione ;)
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Dal punto di vista del pensare a una "guerra ben fatta" con nostalgia è quello a cui (come scrissi) Ariosto e Tasso ancora pensano... quindi l'idea che ne hanno è rimasta.

Poi ci son tutte le determinanti tecnologiche su cui effettivamente si può ben riflettere...


I Vichinghi non erano mica marziani: erano germani, usavano lo stesso equipaggiamento degli europei, erano solo pagani.

Lo so ma tatticamente non so come funzino. Dei vichinghi (ammetto) so poco nulla
Gli Europei avevano: spade e lance. Soprrattutto le seconde, perché una spada costava un botto, avevano anche gli archi e li sapevano usare per cacciare.

I Longobardi combattevano a cavallo con la staffa (probabilmente per un po' sono stati asserviti ai Bulgari o agli Unni, non si capisce bene) ma non erano famosi come arceri, anche se gli archi li usavano sicuramente per la caccia.

Attenzione che la caccia e la guerra, almeno in concezione, son due cose diverse.
C'è anche tutto l'aspetto per cui la caccia è disprezzata (almeno dai preti, poi i nobili caccian lo stesso)
Il problema è che le gittate degli archi di tutte le altre popolazioni tiravano di più, non ho mai capito perché i romani prima di andarsene hanno retroingegnerizzato la staffa ma non gli archi degli altri popoli, ad esempio gli Unni.

Son cozzoni :mrgreen:
Secondo me nell'alto medioevo dovevano cozzare per forza perché se avevano archi che non andavano molto oltre quelli romani contro: Avari, Saraceni e Slavi le prendevano perché avevano una gittata inferiore e l'unica era entrare in corpo a corpo il più rapidamente possibile.

Certo, necessità e mentalità sono interdipendenti. Se vai male in qualcosa cominci anche a disprezzarla :)

Ovino ha scritto:ven giu 28, 2013 2:05 am
I vichinghi ci andavano sotto di diversivi e attacchi a sorpresa e usavano quello che avevano: spade, lance, asce ma anche armi da lancio.

Ai vichinghi fregava solo vincere e basta.

Mad_Master ha scritto:sab giu 29, 2013 5:04 am
Nota sugli archi degli unni: come tutti gli abitanti delle steppe (turchi, mongoli, tartari, ecc.), producevano i loro archi con poco legno e molti prodotti animali, come tendini e corna... L'arco composto che ne risulta è più piccolo di un arco semplice (fatto di un singolo pezzo di legno, come l'arcolungo inglese), più versatile (si può usare a piedi o a cavallo, ritti o accucciati, eccetera) e molto adatto a popoli che puntano sulla mobilità in battaglia, ma ha un immenso difetto: è complicatissimo da fare... Ci vuole un artigiano specializzato espertissimo per costruirne uno adatto alla guerra e quell'artigiano ci impiega quasi due anni per farlo... Per i romani semplicemente non era possibile rendere l'arco composto un'arma adeguata alla produzione di massa necessaria alle legioni...

Sfortunatamente per loro, però, l'arma da tiro perfetta per un esercito professionista, la balestra, già abbondantemente utilizzata in cina, non è arrivata in europa in tempo per salvare l'impero... Molto meno complicata da costruire e potenzialmente più potente di qualsiasi arco teso a mano, composto o meno, con la sua facilità d'uso sarebbe stata sicuramente adottata dai romani... D'altronde già usavano scorpioni e baliste, che però erano soggetti ad avarie e richiedevano costante manutenzione...
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Re: [Backstage] Teste da cozzo! Duello e mentalità europea

Messaggioda Ashardalon » mer nov 11, 2015 5:21 pm

Vista la discussione su Forum approfitto per scendere nel dettaglio rispetto a quanto commentato all'articolo.

Il punto fondamentale è che secondo me l'errore di base è nell'individuare nello "scozzo" e nel duello una mentalità e quindi un modus operandi che non viene abbandonato primariamente per motivi culturali.
L'idea del duello innanzi tutto secondo me viene travisata: in Omero i combattimenti diventano duelli perché gli Eroi sono coperti di bronzo, armati ed addestrati e gli unici che possono fermarli (sia in termini di realtà che di epica) sono altri energumeni armati ed addestrati come loro, i contadini con le loro lance e senza armatura non sono un pericolo ed evitano questi "carri armati" dell'antichità. Sui carri inoltre ho da ridire: non è ignoranza il modo in cui vengono fatti combattere, si tratta di una tattica ragionevole, realistica e storica; il guerriero si muove sul carro perché così è più veloce e protetto, durante l'avanzata tira i suoi giavellotti e poi al dunque dello scontro scende (senza essersi stancato come gli altri, tanto più che porta la sua armatura) e combatte, i cavalli infatti all'epoca eran piccoli e poco potenti, i carri stessi per lungo tempo non erano certo stati quelli falcati dei persiani. Infine un parallelo: i britanni dei tempi di Cesare combattevano proprio così.
Per quanto riguarda il medioevo ho letto un po' e sinceramente mi pare il mito del duello sia fondamentalmente una fantasia dei letterati casalinghi che scrissero le loro epiche e le loro storie d'amore, non una realtà della guerra.

Per quanto riguarda la mentalità da "scozzo" (detto per inciso non apprezzo il termine dialettale ma son gusti) bisogna riflettere su varie cose:
1) gli esempi sono in realtà validi in ambiti ristrettissimi: già durante la guerra del Peloponneso in risposta agli opliti pesanti erano stati sviluppati sia reparti con armamenti più leggeri, inoltre la stessa fanteria leggera (arcieri, frombolieri, tiratori di giavellotti, ecc.) aveva avuto un suo ruolo. Gli stessi Greci avevano la loro cavalleria, certo non gli Spartani, gli Ateniesi quasi niente, i Tebani un po' ma i Tessali ne erano famosi; questo per il semplice fatto che i cavalli non c'erano.
2) I Romani erano nati e cresciuti nel Lazio, colline leggere, coste, ecc. Avevano quindi la tendenza a cercare uno scontro frontale con il nemico sia perché il territorio lo favoriva sia perché le loro forze lo rendevano conveniente, altri popoli italici dello stesso periodo e che furono decisivi per lo sviluppo militare romano successivo avevano anche tattiche diverse. Pensiamo ai Sanniti: figli dell'Appennino con le sue valli e le sue montagne svilupparono tattiche più agili (si dice che la struttura del manipolo venga da loro), batterono i Romani stessi grazie ad agguati e trappole proprio tra quelle valli e quei passi.
3) Non era tanto la mentalità a plasmare l'arte della guerra quanto il contrario: se non hai cavalli decenti ed in quantità va da se che la fanteria diventa la tua arma centrale quindi non ci si può stupire che non usi tattiche degne dei mongoli che andavano a cavallo e che usavano una mezza dozzina di cavalli per ogni cavaliere proprio per permettere marce forzate e veloci.
4) Certe volte semplicemente il piano migliore è caricare, quindi non si tratta di mentalità ma di tattica e tattica vincente nello specifico. Un esempio per tutti sono le Anabasi di Senofonte, in cui la pesante falange che andava dritta per dritta si è rivelata la migliore tattica possibile.

Poi ci sono anche altre riflessioni ma mi pare che per il resto il discorso diventi eccessivamente puntiglioso per l'obbiettivo che comunque aveva l'articolo. Il mio problema deriva infatti proprio dal fatto che con questa semplificazione non sia siano dati spunti ma si siano confuse le idee a chi lo leggeva. Da ultimo secondo me il vero problema è che l'articolo si approccia alla tematica con l'ottica di chi si è formato dai libri di storia e non anche su quelli militari: studiarsi Napoleone serve a poche per poter poi parlare della Guerra nel periodo napoleonico, si dovrebbe almeno leggere Jomini e Von Clausewitz.
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Re: [Backstage] Teste da cozzo! Duello e mentalità europea

Messaggioda Ashardalon » ven mar 25, 2016 12:19 pm

Qualche consiglio di lettura:
De bello Gallico di Giulio Cesare, utile per avere un'idea pratica delle manovre di un esercito in territorio ostile, inoltre è un ottimo esempio di campagna militare particolarmente lunga nel tempo.
De re militari di Vegezio, manuale altamente "teorico" di come dovrebbe funzionare un esercito ed essere un soldato.
Strategikon di Maurizio, manuale militare tecnico bizantino, ottimo per la descrizione di tattiche, armamenti ed addestramento.
Aforismi dell'arte bellica di Montecuccoli, oltre ad essere un ottimo manuale pratico per la guerra nel XVII secolo la parte dedicata alle sue campagne può fornire spunti di gioco e descrive perfettamente lo svolgersi di una campagna militare.
Della guerra di Von Clausewitz, perfetta quanto tecnica descrizione della guerra, interessante lettura a prescindere per quanto riguarda i primi capitoli di riflessione quasi filosofica e studio molto approfondito della guerra e delle tattiche e strategie militari del XIX secolo, d'altro canto molte riflessioni valgono anche per i secoli precedenti, sia medioevali che antichi.
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Re: [Backstage] Teste da cozzo! Duello e mentalità europea

Messaggioda Luskark » dom mar 27, 2016 10:05 am

Ho scritto questo articolo un po' di tempo fa. Se lo riscrivessi ora, forse cambierei alcune cose ed evidenzierei maggiormente alcune problematicità che si aggiungono, ma non credo cambierei l'impostazione generale.

Omero sta scrivendo un'opera epica e le sue battaglie descrivono eroi di livello ben superiore al 20° in cui vengono sollevati massi capaci di schiacciare carri e cavalli, in cui la gente gira con scudi torre a sette strati, in cui si feriscono divinità, si maneggiano lance grandi come querce e si può duellare con gli elementali primordiali dell'acqua. Solo che l'impressione degli storici è abbastanza unanime: Omero (dell'Iliade e dell'Odissea) non descrive una società micenea se non per quel poco che a lui può essere arrivato dai racconti e dalla tradizione orale, tanto che non conosce l'utilizzo di tutto ciò che era appartenuto a quell'epoca senza trasmettersi alle successive: non sa quindi nulla del funzionamento di un palazzo miceneo pur provando a riprodurlo, sa che i micenei combattevano sui carri ma non ne conosce il corretto utilizzo in battaglia. Ma se molto poco Omero può dirci sui micenei moltissimo può dire sul periodo in cui è vissuto, pur cercando di ambientarlo in un'epoca precedente di cui gli erano arrivate solo le tracce.
I report italici che abbiamo di guerre tra greci e locali implicano forti sconfitte da parte della falange greca.

Per quanto riguarda i romani mi sono basato sul libro di Brizzi, uno dei massimi esperti di Annibale oltre che fondamentale storico militare romanista, e per maggiore approfondimento ne consiglio la lettura (è ovviamente assai più dettagliato del breve riassunto per punti salienti che ho potuto darne in questo articolo).

Fare articoli sul Medioevo è per sua natura complesso: sono sempre mille anni di storia estremamente diversificati tra di loro. Sono partito su base letteraria nel definire ciò che in letteratura prende l'immagine di giusto duello. Sappiamo che un'illustrazione letteraria ha moltissimi difetti ma fornisce un'immagine di ciò che maggiormente si considererebbe d'interesse come immagine pulita della guerra. Poi man mano le cose si differenziano, ma ho pensato di cercare di mostrare come si possa vedere una soluzione di continuità che va dall'antichità classica a metà medioevo, con tutte le differenze che poi in questo si possono inserire.

In ultima istanza non vedo una preminenza dei fattori materiali rispetto agli elementi "culturali", che sono poi anche sociali e politici. L'organizzazione della falange greca per fratrie, in cui ciascuno è spinto avanti da un suo contribulo, ha un significato particolare in una società organizzata sul modello greco. Così anche in ambito romano l'esercito è organizzato in modo tale che i più ricchi trovino nella loro battaglia i loro maggiori diritti elettivi bilanciati da maggiori obblighi militari. Medievalmente, l'idea per cui un nobile inizi ad imparar la spada a cinque anni e a combattere a dieci fa sì che la nobiltà abbia un ruolo importante, e se nessuno passasse il suo tempo ad allenarsi per salire a cavallo e difender le sue terre ben pochi considererebbero utile la sua presenza e protezione.
Poi col materiale a disposizione si fa quel che meglio si può e si arriva anche ad altro, però non lo vedo in posizione di superiorità netta.

P.S: il termine "cozzo" non ha nulla di dialettale ("scozzo" invece sì), tanto che si trova tranquillamente in ogni dizionario della lingua italiana, e ad esso si lega anche il verbo "cozzare" :)

Per quanto riguarda le letture segnalo l'opera di Roberto Valturio per chi volesse ricercare macchine belliche mai realizzate ma ipotizzate sui manoscritti da tecnici di alto livello dotate di alto impatto scenografico. In una campagna fantasy possono ricever l'utilizzo che non ebbero in battaglia.
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Re: [Backstage] Teste da cozzo! Duello e mentalità europea

Messaggioda Ashardalon » mer mar 30, 2016 5:26 pm

Grazie per la risposta, trattandosi di un vecchio articolo sinceramente non puntavo a tanto.

Ammetto sull'Iliade di non averla letta tutta, ma i duelli che descrive mi sono sempre sembrati molto realistici. D'altro canto come opera andava ad esser letta a gente che in guerra c'era stata quindi alzare i toni a livelli "supereroistici" ci sta ma gli elementi di base, tecnici e anche materiali, dovevano essere fondamentalmente tratti dalla realtà. Il mitico scudo di Aiace, se non mi gioca qualche scherzo la memoria, aveva sette strati di pelle al contrario di quelli dei comuni eroi, ovviamente un'esagerazione epica ma che dà l'idea di come dovesse essere fatto uno scudo normale.
Sull'uso del carro come detto mi pare che dovesse in effetti essere proprio questo il suo corretto utilizzo: una sorta di antico APC (Armoured personnel carrier) che permetta al guerriero di avvicinarsi in fretta, protetto e con giavellotti da tiro e armi di scorta, al luogo dello scontro. Per l'appunto come facevano in un altro luogo ed in altri secoli ma con lo stesso equipaggiamento i guerrieri della Britannia contro Cesare.

Comunque aldilà delle considerazioni tecniche quello su cui ho i maggiori dubbi è nell'ipotesi e nella conclusione dell'articolo stesso. Non ho pretese di essere un esperto nella storia militare in senso stretto: la maggior parte dei miei approfondimenti sono rivolti a determinati periodi storici ed hanno comunque natura amatoriale, in un settore in cui comunque le eminenze grige, specialmente nel panorama italiano, sono quasi assenti. Storici militari veri e propri sono piuttosto rari anche a causa della difficoltà nel rintracciare le informazioni, la maggior parte infatti sono al massimo storici che si occupano di eventi militari e tendono a ignorare il lato prettamente militare delle operazioni tattiche e strategiche.

Probabilmente per il mio approccio teorico alla storia tendo a trovare nella realtà materiale la causa iniziale di tutto il resto: la rarità del ferro o la sua abbondanza sono decisive per il tipo di armi e armature costruite, stessa cosa per la sua qualità, a sua volta la situazione sociale e politica è alla base di come le risorse vengano distribuite, di conseguenza si sviluppano determinate tattiche militari e non il contrario. Ad esempio in Grecia nel V secolo si sono sviluppati gli opliti: il sistema "democratico" ha comportato la distribuzione delle ricchezza tra "molti", i quali dominavano la polis e la dovevano difendere e nel difenderla cercavano di farlo evitando di morirci, quindi si corazzavano il più possibile. In Persia al contempo l'esistenza di un sistema monarchico ha portato allo sviluppo di forze mercenarie armate in modo meno costoso. La natura stessa del territorio, caldo, dimensioni, terreno hanno comportato il diffondersi di forze di cavalleria rilevanti e di fanteria leggera, più rapida nel movimento e dotata di maggiore resistenza alle temperature più alte, diffuse in molte zone dell'impero Persiano.
Con l'esperienza sul campo e nel tempo, visto che sempre tutti i coinvolti cercano di trovare nuove idee per vincere e sopravvivere, le cose si evolvono: l'oplita si alleggerisce per diventare un bersaglio più difficile per la fanteria leggera che durante la Guerra del Peloponneso si era rivelata un elemento sempre più importante. Similmente con Filippo di Macedonia cala il peso di armatura e scudo a favore della sarissa, la lancia sempre più lunga del nuovo "oplita" migliorato.

Dire quindi che l'occidente puntava al cozzo e gli altri alla sagacia è praticamente falso: ognuno cercava la sua strada per battere gli avversari facendo uso del territorio, della popolazione e della tecnologia a disposizione. Ovviamente molti avevano difficoltà a cambiare ed evolversi ma dopo qualche sconfitta anche i più testardi cambiano tattica. Ecco quindi che i saraceni rinomati per le loro truppe leggere sviluppano i Mamelucchi corazzati, guarda caso schiavi magari occidentali, mentre i crociati sviluppano i turcopoli, guarda caso gente locale che sapeva praticare l'arte del tiro a cavallo, per svolgere il ruolo di cavalleria leggera.
Tutti gli stessi occidentali (e Annibale è occidentale, figlio militarmente parlando della scuola ellenistica) hanno sempre ricercato, come tutti gli altri, di vincere con la forza della sorpresa e dell'astuzia. Ma tanto gli occidentali quanto gli orientali, arabi, mongoli, ecc. hanno spesso scelto di vincere con la "forza bruta" quando questa era la scelta più conveniente: i parti avevano sviluppato per primi la cavalleria catafratta, che faceva della carica e dell'urto con la lancia la sua più grande arma e la usavano in combinazione con gli arcieri a cavallo per ammorbidire e scompaginare il nemico. Allo stesso modo i romani usavano la fanteria pesante insieme a quella leggera ed ai tiratori ausiliari: in Gallia con Cesare i legionari erano le fondamenta e la chiave di volta delle sue forze e della sua tattica (opzione naturale e vincente) ma il loro ruolo era facilitato se non addirittura permesso dalla presenza dei tiratori cretesi e delle baleari e dalla cavalleria germanica. Dimostrando quindi come la tattica non fosse di solo cozzo per nessuno, tanto ad occidente quanto ad oriente. Gli stessi Mongoli erano non solo gli agili arcieri a cavallo che si dice sempre ma erano anche dei cavalieri pesanti con lance ed armature, temibili in campo aperto.

Per il medioevo ricordo poi come nella battaglia di Hastings i normanni, spesso avvicinati a dei semplici barbari vichinghi senza raffinatezza tattica, con i loro alleati bretoni hanno utilizzato la tattica della finta ritirata: una strategia evidentemente necessaria per affrontare un nemico come quello anglosassone appostato in una posizione di superiorità. Gli stessi inglesi ad Agincourt hanno trovato la strada della vittoria grazie alla loro tattica difensiva che sfruttava terreno e psicologia del nemico per battere l'avversario.
Noterei anche come a seconda di quale sia la propria arma "migliore" tutti hanno modificato la propria tattica per aver modo di usarla al massimo: i francesi della guerra dei cent'anni come i polacchi del XVI e XVII secolo avevano nella cavalleria pesante da urto la loro più grande forza (era questo il loro reparto migliore e specialistico, quel qualcosa che loro avevano e gli altri no) e cercavano di usarla non appena possibile e dove potesse avere il suo massimo effetto. Va riconosciuto come questo non sempre sia stato sufficiente e come stia poi ai generali riuscire a trovare il modo giusto di usare le forze a disposizione nel modo giusto evitando di mandarle al macello nel posto e nel momento sbagliato. Laddove i francesi passarono alla storia per la loro incapacità di usare nel modo giusto l'impeto della loro cavalleria, i cui successi furono eclissati dalle famose sconfitte subite dagli inglesi, i polacchi invece passarono alla storia per la loro huzaria, pressocché imbattuta sul campo di battaglia, la cui qualità le permise di caricare anche reparti di picchieri schierati... ma nel contempo fu in questo aiutata dal fatto che le forze che tipicamente fronteggiava erano russe, tutt'altro che rinomate per le loro fanterie e per i loro picchieri: probabilmente se il loro nemico fossero stati gli svizzeri avrebbero dovuto sviluppare anche nuove tattiche.
Più che una disperata ricerca del cozzo secondo me siamo solo di fronte ad una tendenziale volontà di stringere le distanze per far fruttare al massimo i reparti pesanti (cavalleria o fanteria) che davano il maggiore vantaggio alle forze "occidentali": ma da qui a farne una mentalità ne passa abbastanza, in particolare secondo me si sottovaluta come tutti cercassero di vincere senza dover per questo combattere o combattere in corpo a corpo o facendo uso della mischia dura e cruda. Pur essendo poi tutti consapevoli che al dunque tutte gli eserciti se vogliono veramente vincere una battaglia e prendere e tenere un punto del terreno dovranno venire alle mani: perché la fanteria è sempre rimasta la "regina delle battaglie" in quanto l'unica forza in grado di prendere e poi tenere un pezzo di terra. Gli stessi arcieri a cavallo possono infatti sempre essere spezzati anche da tiratori meno mobili o anche semplicemente messi in scacco da una fanteria pesante in una buona posizione che può semplicemente attendere la fine delle frecce nemiche. Gli stessi crociati in Turchia passarono alla storia tra i turchi perché nonostante le frecce che gli piovevano addosso continuavano ad avanzare ed arrivavano infine addosso ai propri nemici a guisa di porcospini: con il corpo coperto da frecce bloccate dall'armatura. Esagerazione dell'epoca con ogni probabilità ma indubbiamente dà un'idea di come una buona armatura fosse sempre stata in grado di tenere a bada in modo rilevante la maggior parte delle armi da tiro. Gli stessi archi corti e compositi degli arcieri a cavallo sono sempre stati archi leggeri (30 libbre per quelli degli Sciti, forse 60 ma di certo non oltre gli 80 o 90 per altri popoli), gli archi lunghi invece (ad es. quelli ritrovati nella Mary Rose) partivano da 150 libbre, tutt'altro mondo insomma sia per gittata che per letalità.
Insomma cozzo sì ma non più dello stretto necessario perché nessuno ci tiene tanto ad andare a prendersi una spadata e se può vincere evitandolo lo fa sempre.

Forse in effetti il vero errore dell'articolo è stato proprio voler affrontare un periodo di tempo troppo grande. Solo un'analisi sul medioevo, magari tra l'XI ed il XIII secolo sarebbe stata più comoda e avrebbe comunque centrato il periodo più utilizzato nei giochi di ruolo fantasy.



Detto per inciso di Brizzi ho letto solo qualche saggio sparso e non erano male, primariamente storici e non prettamente militari come analisi ma ciò nondimeno molto ben fatti.

PS: chiedo venia per lo "scozzo"/"cozzo" ho preso una cantonata durante la lettura dell'articolo.
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Re: [Backstage] Teste da cozzo! Duello e mentalità europea

Messaggioda Luskark » mer mar 30, 2016 5:58 pm

Figurati, neanch'io sono uno storico militare tout cour, pur bazzicando in ambienti che spesso toccano l'argomento.
L'articolo è vecchio, ma se utile io sono ancora qui per rispondere anche a quelli precedenti ;)
Anzi, mi scuso per non aver risposto prima al tuo precedente post, che in periodi pieni d'altro non avevo ahimè notato :oops:

L'articolo è facilmente spiegabile dalla bibliografia. Io sono partito dal libro di Brizzi Annibale - strategia e immagine, per poi vedere come la tematica fosse estendibile anche all'antichità greca e ad alcune forme del combattimento medievale. Sono ancora molto convinto per quanto riguarda la romanità, abbastanza per il periodo greco mentre nelle forme medievali forse bisognerebbe calare più caso per caso.

La tesi contenuta nell'articolo non riguarda una "dabbenaggine" da parte di coloro che combattevano, ma una preferenza per determinate forme di combattimento che, pur non essendo le migliori, furono mantenute anche a fronte di forti sconfitte. I greci pare continuassero a usare la falange oplitica nelle colonie e che venissero ricacciati non appena i locali capivano come combatterla. I romani hanno avuto bisogno di Canne per cominciare a cambiare una strategia complessiva che fino ad allora aveva portato a vittorie basate sulla sola superiorità numerica (cito il caso di Pirro).
Un esempio di innovazione militare apparentemente banale ma incredibilmente tarda è stata la staffa, senza la quale è molto difficile poter combattere in corpo a corpo da cavallo: basta intrecciare bene una corda, ma non fu fatto per molti secoli.

Per quanto riguarda Omero mi fiderei del parere degli esperti di cui riportai il pensiero. Omero tenta, in ambedue le opere, di descrivere un'epoca micenea di cui conosce le tracce ma non capisce le forme. Così gli eroi combattono coi mezzi micenei ma usati come mezzi del cosiddetto medioevo greco, un po' come se noi raffigurassimo un esercito antico o medievale in armatura pesante ma, abituati ai nostri eserciti moderni, facessimo muovere tutti come schermagliatori e gli arcieri fossero molto più importanti degli spadaccini. Il carro in Omero è molto più mezzo di trasporto che strumento di combattimento.
Poi l'Iliade è epica a livelli tali da far impallidire il nostro Superman.

Per i medievali scrivendo oggi mi riallaccerei ad una definizione di Montesquieu. Il medioevo è costituito da barbari mitigati dalle virtù cristiane: così incanalano la loro furia e violenza in una serie di precetti e di norme cavalleresche. Questa citazione sarebbe destituita del suo fondamento da parte di moltissimi storici attuali ma può ancora esserci d'aiuto. In questo senso la guerra giusta (tematica di diritto molto dibattuta) trova ancora delle raffigurazioni interessanti all'interno della letteratura cavalleresca, che, contrariamente ad altri costumi militari che cambiano tra i secoli e i territori, mantiene una sua uniformità, per quanto io ne possa sapere.
Oggi sarei comunque molto più propenso a ragionare, ad esempio, su La battaglia di Parigi di Abbone di Saint-German, su cui scriverò magari un articolo più avanti, visto che descrive un interessante assedio portato dai vichinghi contro la città francese.

Un punto che forse cambierei sarebbe l'impressione data per cui gli europei siano meno sagaci degli altri. I problemi di cultura militare influenzano tutte le civiltà in modi diversi, se le si va ad analizzare, e così anche i cinesi e i persiani hanno una serie di difficoltà di cui, purtroppo per loro, finiscono per non liberarsi.

Sul cozzo: il termine non è dialettale, ma l'espressione in cui fu inserito un po' lo sembra. Serviva a rendere meglio il concetto ;)
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Re: [Backstage] Teste da cozzo! Duello e mentalità europea

Messaggioda Ashardalon » gio mar 31, 2016 10:36 am

Innanzi tutto grazie per la discussione e l'approfondimento, sempre un piacere discutere pacatamente in un forum con qualcuno che ha opinioni diverse.

Sulla difficoltà di modificare la tattica e le forze usate sono d'accordo: spesso e volentieri serve una generazione perché questo accada, serve infatti non solo un cambio di ottica ma anche un cambio nella preparazione di base tanto dei soldati quanto degli ufficiali.
Se prendiamo i greci ad esempio di periodo in periodo, di generazione in generazione vediamo un affinamento delle forze usate e del mondo in cui vengono usate: dalla Guerra del Peloponneso che nasce e matura come guerra di falangi, poi le stesse falangi cambiano con Epaminonda che ne modifica struttura e profondità per effettuare sfondamenti decisivi. Nelle colonie il discorso è particolare in quanto se pur è vero che i greci continuavano a fare gli opliti anche quando questo era per loro sconveniente è nel contempo vero che specialmente per le prime generazioni la transizioni ad altri armamenti e ad altre tattiche era molto difficile sia per motivi di addestramento (tutti erano addestrati da opliti e non ci si improvvisa arciere o cavaliere, servono anni di addestramento, similmente non si aveva accesso ad addestratori ma i coloni sapevano addestrare i propri figli solo da opliti, quindi il problema tendeva a reiterarsi) sia per motivi economico sociali (l'oplita nasce e cresce come cittadino armato per la guerra, quindi si compra armatura e scudo più pesanti che può per proteggersi, quindi non è un soldato regolare ma un miliziano senza molto addestramento militare).
Per quanto concerne i Romani mi pare che secondo me spesso si tende a sottovalutare la loro enorme maturità tattica ed il suo costante evolversi, anche grazie alla costante espansione che gli dava accesso a nuove risorse, nuovi animali da usare per la guerra e nuove reclute adatte a nuovi tipi di armi e tattiche. L'esercito romano è infatti passato dalla sua prima fase falangitica a quella manipolare, con di mezzo il decisivo assorbimento dei Sanniti fanti relativamente leggeri ed abituati per natura del territorio a formazioni frammentate. La trasformazione manipolare della legione ha creato una forza che vedeva nella fanteria pesante la sua forza fondamentale ma presentava una strategia che faceva del cozzo la tattica vincente ma era nella strutturazione delle riserve il suo vero cuore, il nucleo fondamentale che veramente poteva essere decisivo contro i suoi nemici. Nel corso di meno di una generazione Annibale (un genio a tutti gli effetti quindi se vogliamo una personalità aldilà delle "normali" valutazioni e del tipico fluire degli eventi) ha inventato, partendo dalle tattiche ellenistiche, un nuovo concetto di tattica in cui non vi era semplice supporto tra le varie armi ma tutte le armi erano tra di loro fuse insieme in un tutt'uno operativo. Canne è un'opera praticamente perfetta e pressoché impossibile in cui lo stesso punto di forza delle legioni è usato contro di loro: il loro numero, la struttura dei loro ranghi, la loro stessa forza nell'avanzare. Ma dieci anni dopo gli stessi romani hanno cambiato volto: a Zama sono i romani ad avere più cavalleria del nemico ed è Scipione ad usare la stessa tattica di Canne contro il suo creatore, ma lo fa usando la fanteria pesante. Saranno le linee di "riserva" dei principii e dei triarii ad allargarsi sul fianco e ad accerchiare le forze cartaginesi. Una generazione per cambiare radicalmente tattica.
La stessa lezione ha poi avuto i suoi effetti sulla struttura dell'esercito nei periodi successivi fino a raggiungere il volto tardo repubblicano di Cesare: con un esercito che comprendeva anche molti altri tipi di truppe, tiratori cretesi e delle Baleari, cavalieri galli e germani, fanti leggeri ed anche qui tutte queste forze diventano sempre più integrate.
Nel periodo imperiale poi l'assorbimento di forze diverse continua di volta in volta per adattare l'esercito ai suoi nuovi nemici e per dargli un vantaggio sui vecchi: ma per farlo è sempre stato decisivo assorbire prima le genti che possedevano queste nuove tattiche. Arcieri a cavallo non ci si inventa, idem per catafratti, tiratori, ecc. Non per niente Roma schierava di volta in volta nuove armi traendo soldati dai territori conquistati e dai popoli con cui veniva in contatto e solo con il tempo ne integrava la conoscenza e l'addestramento all'interno del suo territorio, fino a farle proprie. Basta pensare che nel VI secolo a Bisanzio il "Rhomanoi" si caratterizzavano come catafratti e arcieri a cavallo, lo stesso modo di tendere l'arco, tipico dei popoli delle steppe, era ormai chiamato "alla romana".
Su questo punto approfitto per buttar lì un pensiero sulla staffa: come tutte le invenzioni tecnologiche è piuttosto banale con il senno di poi (la ruota a raggi è banalissima agli occhi di un bambino ma a suo tempo è stata un'invenzione incredibile), è arrivata con gli Avari con ogni probabilità, per lo meno stando alle fonti del V-VI secolo, ed è stata, per quanto ne so, copiata in modo quasi istantaneo e altrettanto in fretta è diventata la norma dovunque. In precedenza semplicemente non c'era e per supplire erano state fatte altre invenzioni, come le selle romane che erano alte apposta per dare stabilità al cavaliere. Gli stessi catafratti con le loro lance pesanti sono esistiti già da ben prima della staffa, segno che qualcosa si erano inventati nel tempo per non cadere da cavallo.

Il problema è che spesso abbiamo una buona conoscenza di "casa nostra" ma sappiamo poco degli altri quindi sottovalutiamo quanto anche gli altri eserciti persiani, cinesi, mongoli, giapponesi, ecc. facessero affidamento sul cozzo per vincere le scontro. Ignoriamo quanto spesso hanno sofferto prima di riuscire a modificare le loro tattiche. Ecc. Ecc.
Anche perché è secondo me semplicemente normale che in una prima fase si insiste con la stessa tattica di sempre proprio perché fino a quel giorno ha funzionato e come si usa dire "cavallo che vince non si cambia". Serve tempo per una modifica nell'approccio e nella conoscenza, serve tempo perché una nuova generazione possa addestrarsi con tecniche diversi e gli ufficiali possano capire come usare in modo diverso le vecchie armi e come usare in generale quelle nuove. Per fare un esempio banale durante la guerra Franco-Prussiana i francesi avevano le prime mitragliatrici, sulla carta questo da solo sarebbe potuto essere decisivo ma il modo in cui erano utilizzate (aggregate ai battaglioni di artiglieria) non gli permise di usare con successo. Durante la seconda guerra mondiale i francesi avevano carri migliori dei tedeschi in termini di prestazione di combattimento ma il diversi impiego (per battaglioni aggregati alla fanteria e non in divisioni corazzate) non gli consentì di usarli in modo vincente.

In conclusione secondo me la tattica del corpo a corpo è diventata secondaria solo con l'avvento delle armi da fuoco e in particolare con quelle automatiche (la mischia e l'assalto alla baionetta, per non parlare delle cariche di cavalleria, erano parte importante se non decisiva della guerra fino a tutto il '700 e per il periodo napoleonico). Lo era dovunque ed in tutte le culture semplicemente per motivi tecnici: ad un certo punto tocca ad andare lì di persona e fare quello che nessun frombola o arco può fare. Sempre dovunque però tutti hanno usato tutti i trucchi possibili per vincere nel modo più facile possibile: alcuni che avevano archi e cavalli (Sciti per dire un popolo a caso, ma anche Mongoli, Unni, ecc.) crearono tattiche di schermaglia in cui colpivano a distanza, si facevano inseguire e poi controcaricavano il nemico, con le truppe da mischia che avevano. Altri usavano il terreno a loro vantaggio (Sanniti e tutti i montanari che ci siano mai stati) usando fanterie più o meno leggere in grado di spostarsi in fretta in terreni accidentati e di attaccare i reparti nemici che rimanevano isolati. Altri ancora per motivi economico-sociali sono diventati fanti pesanti ed hanno limato la falange per anni, fino ad affiancarla con altre truppe più "agili" che potessero eliminare almeno una parte della rigidezza che la rendeva troppo goffa per dei nemici più veloci (Alessandro Magno fece affidamento alla cavalleria macedone, ai fanti leggeri agriani, ai suoi peltasti macedoni anch'essi).
La volontà di fare un "duello" che sia tra eroi, cavalieri o falangi è semplicemente sopravvalutata nell'articolo. Semplicemente tutti alla fine cercavano lo scontro ma ognuno cercava modi sempre diversi per farlo ed ogni tanto qualcuno ne scopriva uno che per qualche tempo lo rendeva "invincibile", anche sfruttando la natura stessa delle sue forze che da sempre è stata la cosa più difficile da modificare.

Poi sul fatto che nel tempo tutti cambiamo idea e rileggendo quello che abbiamo scritto troveremo imprecisioni o considerazioni che ormai non faremmo più... Bé se vogliamo è l'unica cosa che ci dovrebbe rassicurare: significa che abbiamo imparato cose nuove. Non ho troppo dubbi che rileggendo questa discussione tra qualche mese troverò molti punti che non condividerei più.
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