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[GdR] Il monaco e l'esotismo orientaleggiante

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[GdR] Il monaco e l'esotismo orientaleggiante

Messaggioda Luskark » mar apr 18, 2017 11:47 am

Il monaco in D&D è una classe esotica. L'idea sembra quella del viaggiatore orientale che comincia a partecipare alle avventure del gruppo, giunto in un contesto forestale "europeo" per varie ragioni personali, portatore di una lontana saggezza. Oppure si può tentare di integrare Starwarsisticamente, divenendo una sorta di mistico maestro orientale traslato.

Avete mai provato a partire dalla lunga e variegata tradizione monastica nostrana? Con quali risultati?
Come avete gestito i vari monaci per non ricadere in uno stereotipo dagli occhi a mandorla?
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Re: [GdR] Il monaco e l'esotismo orientaleggiante

Messaggioda Red_Dragon » sab apr 22, 2017 12:49 am

Io in genere lo integro nella società in modo "star wars", magari ispirandomi un pochino a Lupo Solitario (anche loro hanno un monastero).
Il punto fondamentale è che lui è l'unico che usa le "arti marziali", cioè l'unico i cui attacchi senz'armi non siano una ciofeca ma, anzi, possano divenir più potenti delle armi normali. Essendo l'unica classe che può far questo, rimane spesso confinata come molto particolare; se a ciò aggiungi che da noi le arti marziali disarmati di fatto non esistono, questo rende il monaco ancora più "estraneo" alla nostra cultura.

Ciao :)
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Re: [GdR] Il monaco e l'esotismo orientaleggiante

Messaggioda Luskark » mar apr 25, 2017 10:54 am

Difatti il problema è come tentare di integrare quella che forse è la classe più anomala. Vero che anche il barbaro viene da una terra diversa con problemi di comprendonio ma addirittura nell'immagine della 3.x il monaco era un chiaro orientale.
Attendo di veder le varie soluzioni messe in atto, e nel frattempo penserò se gli stiliti possono essere utili.
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Re: [GdR] Il monaco e l'esotismo orientaleggiante

Messaggioda Gwaihir » mar apr 25, 2017 9:32 pm

Avendo giocato spesso il monaco, inizialmente ricadevo nel solito stereotipo del saggio orientale venuto dall'oriente che punisce con attacchi senz'armi.

La grande difficoltà, a mio parere, nell'avvicinare il monaco cristiano al monaco orientale sta nel fatto che il primo non pone alcuna attenzione per il corpo (vedi lo stilita che associa alla meditazione la penitenza), mentre il secondo prevede esercizi fisici oltre a quelli spirituali. Inoltre il monaco cristiano rifugge l'uso della violenza e non apprende nessuna forma di combattimento (unica eccezione sono i templari ovvero cavalieri con una regola monastica, ma non rendono certo l'idea di monaco) mentre il monaco orientale ha integrato le arti marziali nella sua formazione per difendersi.

Comunque la mia proposta, prima come giocatore e poi come master, è stata quella di integrare nell'ambientazione di D&D, e successivamente in Pathfinder, ordini monastici associati ad ogni divinità del rispettivo pantheon oppure al culto della natura. A differenza di chierici e druidi che apprendono la magia divina e l'uso di armi, i monaci, attraverso la preghiera e la meditazione, apprendono l'uso di una forma di energia interiore (si associa un nome che abbia attinenza con la divinità in modo da non usare il termine orientale "ki") e sviluppano tecniche di combattimento ispirandosi alle forze elementali o agli animali. Nessun addestramento militare.
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