Il 5°Clone



Conan the barbarian

Regia: Marcus Nispel
Cast: Jason Momoa, Rachel Nichols, Stephen Lang, Rose McGowan, Ron Perlman
Genere: Fantasy, Azione
Produzione: Nu Image Films, Millennium films, Paradox Entertainment
Data di uscita italiana: 19 agosto 2011
Durata: 1,52 ore
Nazione: USA

 

 

 

Due padri della fantasy: Tolkien e Howard.

Dall’opera del primo furono adattati prima un cartone animato nel 1978 (che fu un flop) e poi un grande successo cinematografico molto apprezzato da pubblico e critica, riuscendo a portare a casa, con l’ultimo capitolo della trilogia, ben 11 oscar, risultato conseguito solo da due altri film in tutta la storia del cinema (Ben Hur e Titanic).

Dai libri di Howard nacquero invece i due film di John Milius con Arnold Shwartzenegger, che riscontrarono opinioni miste (ma perlopiù favorevoli) da parte del pubblico e della critica (anche se all’uscita qualcuno l’aveva definito “star wars per psicopatici”, come i registi ricordano ancora).

Film decisamente interessante e di forte respiro, con curioso contrasto in lingua originale tra un protagonista che non parlava quasi mai (perchè quando parla il suo accento tedesco si sente e molto) e un antagonista che invece parlava molto spesso (la voce per eccellenza del cinema americano, James Earl Jones, doppiatore di Dart Fener in Guerre Stellari e di Mufasa ne Il Re Leone), contornati da scene epiche e da musiche di stampo wagneriano.

Eppure, nonostante tutto, il Conan di Milius non era riuscito a rendere il Conan originale. Forse non ci aveva neanche provato… Il Conan dei libri è un genio. Parla decine di lingue, sa muoversi con scaltrezza, sa come amministrare bene un regno e sa incitare gli uomini alla battaglia. Non è un barbaro tutto muscoli e niente cervello che sa solo menare.

Ora a vent’anni di distanza Marcus Nispel ci riprova.

Il rischio è alle porte, i primi trailer fanno mal sperare, il fatto che Nispel sia il regista di Pathfinder abbassa a zero le pretese.

Il risultato? Molto molto molto meno peggio di quanto avrebbe potuto essere, ma, comunque, non sufficiente.

 

 

Conan contro i giapponesi?

 

Dopo un’introduzione a suon di voce narrante il film si apre in stile molto dark fantasy con la scena molto ben riuscita della nascita di Conan, che richiama fortemente quella del Gatsu di Berserk.

Conan cresce tra le montagne innevate sotto la guida di suo padre e il pubblico attende pazientemente che il nemico finale del film gli (ri)massacri tutta la famiglia davanti agli occhi. Grandi racconti circolano sulla potenza e sull’acciaio dei cimmeri… peccato che la prima armata di passaggio debba sempre raderli al suolo (quasi) tutti.

Il padre di Conan è interpretato dalla versione irrobustita di Ron Perlman, poco adatto al ruolo perchè dotato di una faccia difficile da prendere sul serio, specie visto che nei film fantasy (da In the name of the king a L'ultimo dei templari) gli riservavano la parte di spalla comica…

Molto buoni invece i combattimenti, con la neve che spruzza in grandi quantità al posto del sangue.

Buona anche l’introduzione degli antagonisti, visto che, se i giocatori di football della compagnia di Thulsa Doom sembravano completamente anonimi, qui tra i servitori si conta un bel gruppetto di sottoposti con sufficienti differenze (sia nell’aspetto sia nello stile di combattimento) da concedere a ciascuno di loro di essere ricordato dallo spettatore pur senza compiere alcun gesto significativo.

Il problema di tutta questa parte? Curioso a dirsi: parlano troppo e qui il confronto con il film originale conta molto. Nel film originale non servivano parole per spiegare la scena. La forza delle immagini e l’intensità delle musiche erano più sufficienti. Qui invece i dialoghi rovinano tutto. A cosa serve far parlare così tanto tutti quando tutto si capirebbe da sé? A cosa serve pronunciare così tante frasi fatte e perfettamente intuibili? Allentano la tensione, rallentano il ritmo, allungano inutilmente e il risultato finale ne risente pesantemente.

 

 

Corin, fratello alto di Durin, insegna a Conan la via del ferro...

 

Dal punto di vista espressivo e caratteriale il bagnino ripescato da Nispel se la cava meglio del palestrato di Milius. Il volto di Shwartzenegger alla sua prima prova cinematografica non esprimeva molto, e di certo non dava l’idea di un animo pieno di odio e di sete di sangue. Questo Conan è violento, a tratti sadico, si diverte a combattere e a uccidere, e non disdegna certo le notti di piacere con le belle fanciulle (idea che il Conan originale, anche nelle scene apposite, molto non dava, anzi sembrava subire la cosa…). Questo Conan è astuto e calcolatore. Forse fin troppo. “Conan il matematico”. Perchè, se è ancora difficile, ma possibile, centrare un punto esatto con una catapulta, la capacità di scagliare massi da una collina sopra una folla e di uccidere tutti gli schiavisti senza fare un graffio a nessuno degli schiavi è fuori da ogni logica.

Conan il magrolino. Conan il rachitico… Questo invece viene da pensare guardandogli il torace. Decenni di fumettistica ci hanno abituato ad un Conan con così tanti muscoli da poterci apparecchiare una tavola sopra. Peccato che Jason Momoa non lo sia. È sì muscoloso, ma non è Arnold e per di più il film viene oscurato da frotte di gente molto più alta e muscolosa di lui che lo fanno sembrare ancora più piccolo e magrolino.

A peggiorare le cose ci pensa il vestiario. Mai mettere una tunica a Conan! Mai coprirgli il petto con un busto di armatura! L’unico risultato è di farlo sembrare ancora più gracile…

Si potrebbe dire che unendo tra loro il corpo di Shwartzenegger e la faccia di Momoa si potrebbe arrivare al Conan dei romanzi…

 

 

Questo è Conan!

 

Passiamo all’antagonista: Khalar Zym. Un concentrato di problemi. Dall’aspetto fisico sembra più uno dei tanti guerrieri sulla scena piuttosto che il grande nemico contro cui Conan dovrebbe battersi. Thulsa Doom raffigurava perfettamente ciò che doveva essere: una razza aliena, l’ultimo di un antico popolo, uno stregone dotato di strane magie, coronato da una frangia a dir poco terrificante.

Solo che qui neanche il resto funziona: tutti passano il loro tempo a dire quanto Khalar Zym sia terribile e potente come guerriero. Il che andrebbe benissimo, se solo lo dimostrasse nei fatti. Dire che un personaggio è potente non fa alcun effetto sul pubblico. Lezione che ogni autore (e GM) dovrebbe imparare alla svelta. Non è quando l’ultimo dei suoi sgherri dirà che è invincibile che lo spettatore percepirà la potenza del nemico. Non ci crederà neanche il protagonista che in tali scene (guarda caso) spesso risponde con una spacconata. Sarà quando questo nemico sconfiggerà qualcuno di veramente potente che il pubblico e il protagonista spalancheranno gli occhi all’unisono.

 

Una scena di amore paterno...

 

Khalar Zym non sembra così tanto superiore ai suoi servitori. L’unico dettaglio curioso è una strana spada doppia scomponibile che continua a rimodellare in combattimento, giungendo a mosse impossibili (e fortemente suicide) dal punto di vista pratico, ma molto belle dal punto di vista della spettacolarità. Peccato che nel duello finale combatta invece con banali spade normali…

Per il resto il film si trascina su Conan che uccide uno dopo l’altro tutti gli sgherri del nemico (alcuni in modi estremamente violenti, crudeli ed elaborati, altri liquidati in un colpo per economia di tempo) e su una serie incredibile di incongruenze.

 

 

Quanto resisterà al fascino del barbaro?

 

Navi con nemici che vanno all’arrembaggio a notte fonda perchè poi l’effettivo combattimento si svolga a mattino inoltrato. C’è bisogno di una vergine per completare il rituale, ma il rituale viene eseguito proprio appena la vergine non è più tale. La strega Marique (interpretata da Rose McGowan, Paige in “Streghe”) che, se prima combatte utilizzando incantesimi potentissimi, nello scontro finale non ne lancia neanche uno… Fino ad arrivare ad un finale stiracchiato, inconcludente e debole.

Due parole sul 3D: utile, ma solo per vedere le ceneri incandescenti nei titoli di coda. Risparmiatevi il sovrapprezzo sul biglietto perchè non ne vale la pena.

Una nota finale per i doppiatori italiani. Leggetevi un libro. Leggetevi un fumetto. Guardatevi un film. Uno qualunque. Da nessuna parte si chiama Conan il Cimmerio. È Conan il Cimmero. Le orecchie di un appassionato non devono soffrire ogni volta che lui si presenta.

Commenti   

 
# Red_Dragon 2014-09-17 21:30
Citazione:
Dire che un personaggio è potente non fa alcun effetto sul pubblico.
Ok, c'entrerà poco ma lo devo dire: Nei lettori dei fumetti sembra che tale frase abbia più effetto che la visione delle cose. Ed in buona parte pure quelli che guardano le serie animate (da Dragon Ball in poi). Poco importa che nel fumetto continui a prendere pizze ogni due per tre. Dicono che è forte quindi lo è!

Ciao :)
 
 
# Luskark 2015-02-26 10:19
I fumetti hanno un problema diverso. Diciamo che nei fumetti di stampo supereroistico et similia si segue un procedimento per cui ogni personaggio ha un suo momento di gloria, e solitamente quello basta al suo fan per continuare a ritenerlo potente, visto che il fan non guarda alla media delle apparizioni (in cui il personaggio fa figuracce) ma all'unica apparizione in cui è riuscito a sembrare veramente potente.
Questo perchè se voglio lanciare una serie sull'Uomo Pulce e voglio che qualcuno la legga, l'Uomo Pulce deve picchiare almeno per una vignetta Magneto, anche se per tutto il resto della sua serie Magneto lo distruggerà a starnuti. Il fan si riferirà a quella sola vignetta per farne la base scientificametn e provata della potenza dell'Uomo Pulce.

Ma ciò non inficia la teoria: la sua potenza è comprovata da quella singola, inutile, nascosta, ma al tempo stesso fondamentale, vignetta.
 
 
# Luskark 2015-02-26 10:25
Il che però genera immediatamente una controargomenta zione, perchè i personaggi nei fumetti non fanno effettivamente ciò che dicono di saper fare. Superman non si muove alla velocità della luce perchè se si muovesse a velocità luce per davvero mentre combatte ogni suo nemico sarebbe immobile a confronto. Il punto è che il fan per sua natura considera solo ciò che gli è di vantaggio.
Il ragionamento non diventa "Superman non combatte a velocità luce perchè il Cassonetto Spaziale riesce a tenergli testa" ma "il Cassonetto Spaziale si muove a velocità luce perchè riesce a tener testa a Superman".
Quindi sì, è un gioco che si autoalimenta in cui il tutto è formato da argomentazioni estremamente fallaci (perchè non fanno davvero ciò che dicono) e da una costruzione di livelli che sfrutta ogni incongruenza a proprio vantaggio.

Ma ciò funziona quando i fan li hai già. Se stai cercando di costruirteli, ti conviene lavorarci meglio ;)
 

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